Fino del Monte my love

Amo la montagna, non c’è posto che mi faccia stare meglio (a meno che non esista un pianeta di cioccolato e allora magari dovremmo riparlarne) e da qualche estate ho avuto la fortuna di passare qualche giorno in una meravigliosa baita sopra Fino del Monte, insieme a Pesolid (il cavallo), Toby (il cane) entrambi residenti.
Nella mia vacanza ho avuto anche modo di conoscere e fotografare alcuni turisti ed altri Finodelmontesi, Finodelmontisti, Finodelm… quelli che abitano a Fino del Monte. ^_^

In primis è passato dalla baita il Sindaco, Matteo, che ho subito immortalato con quei suoi bei baffoni ed il taglio molto ’70 (che ci piace assai), e con lui “l’omino dell’acqua” di cui aimè ho dimenticato il nome.

Il terzo giorno ho conosciuto il signor Sandro ed il suo cane Spank, che abitano nel centro storico di Fino, in quello che una volta era un monastero di clausura. Un occhio vispo ma un po’ triste, l’ex muratore nato a cresciuto in quella casa, abita lì ancora con l’anziana madre dal tenerissimo nome Bambina.
Dopo un breve giro nel piccolo centro storico ho incontrato Silvia che stava rinfrescando il cane Jerry nel lavatoio. Una coppia bizzarra e molto colorata.

Ed eccoci all’alimentari Serpellini, dove Barbara e Giovanni si sono prestati ad essere immortalati dietro il bancone e dove ho conosciuto Daniele, la vigilessa di Clusone, fotografa per passione.
Subito lì fuori, sulla piazza di Fino, ho avuto il piacere di chiacchierare a lungo con Pietro, contadino di Romano di Lombardia in origine, macellaio di Milano poi. Lui e la sua cagnolina Luna (timidissima) erano in vacanza in montagna, così come Renato, un ragazzetto che si è aggiunto alla nostra conversazione. Uno sguardo vivace, uno spirito brillante, semplice e di un’allegria contagiosa (fa specie sapere che di cognome faccia “Depressi”), Renato è a Fino del Monte ospite di una coppia di signori di Caravaggio (come lui) con i quali studia la flora locale per una mostra sui funghi a Villa Dogna.
Il capannello intorno a noi ha cominciato ad aumentare facendo riunire altri turisti ed è stato fantastico ritrovarsi a parlare tutti insieme senza conoscersi.

Ed infine i veri protagonisti delle mie vacanze ad Aprico: Indie (il mio canetto), Pesolid (il cavallo), Greta (colei che ha reso tutto questo possibile), Dry e Marisa (i genitori di Greta), i morbidosi Laika e Lupino e quella teppista di Nebbia.

Non vedo l’ora di tornare a trovarli e respirare quell’aria carica di profumi e buone energie.
Ila

USalva

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Un weekend in Sardegna

Dopo tanto tempo ho avuto la possibilità di tornare in Sardegna, se pur in una veste diversa da quella di vacanziera.
Ho infatti raggiunto la mia amica e cantautrice Maria Lapi per farle un servizio fotografico per il suo nuovo disco di prossima uscita.
Da Nuoro siamo approdate a Capo Comino dove, nonostante un vento fortissimo, siamo riuscite a fare lo shooting.
Al momento della partenza ci siamo accorte di avere la macchina impantanata nella sabbia, così, mentre il prode Fabrizio escogitava un modo per tirarci fuori, ci siamo fatte due chiacchiere con il barista della spiaggia, Federico, scoprendo che è un musicista come noi, anche se di tutt’altro genere: trash metal.
Il vento, la sabbia in bocca (e nelle orecchie e nella borsa della macchina fotografica e nelle mutande), le colline brulle, i piedi scalzi, il blu di quel meraviglioso mare, parole (non al vento ma “nel vento”), i sorrisi, l’amicizia.
Ecco cosa mi son portata via in questo viaggio 🙂

Ila

Londra

Lo ammetto subito: non amo le città. La cosa che amo di più in assoluto è la natura, quindi se non fosse stato per il concerto di John Mayer non avrei mai pensato di andare a Londra.
Ed è così che mi sono ritrovata in aereo, a distanza di un anno esatto dal viaggio in Irlanda, per andare finalmente a sentire dal vivo il mio cantautore preferito.
Con l’aereo abbiamo solcato le nuvole soffici di un Maggio bizzarro, fino a passare sopra alle Alpi: uno spettacolo magnifico.

Arrivata in città, alla Liverpool  Station, sono stata subito sopraffatta dall’odore di spezie buonissime che arrivava da alcuni ristoranti. Poi fuori dalla stazione ho incontrato un busker che faceva volare le mani sulla chitarra suonando un vibrante finger style. Nel giro di 2 secondi gli si è parata davanti una bimba allegrissima che ha cominciato a saltare e dimenarsi sulle sue note. Uno spasso per gli occhi e per le orecchie.
Il resto della gente sembrava essere totalmente assente, in un flusso frenetico di cose da fare – pensieri – non curanza del momento presente.
Mi ha colpito vedere una giovane coppia di senzatetto sdraiata in terra, di fianco a McDonald, come se fosse una scena normale.

La sera del primo giorno sono andata al Wyndham’s Theatre per lo spettacolo Don Juan in Soho con Daivd Tennant, e Soho brulicava di persone. Pensavo fosse una cosa dell’orario, del momento, ma nei giorni successivi mi sono dovuta ricredere perchè a Londra c’è SEMPRE GENTE OVUNQUE a tutte le ore.
Il secondo giorno ho avuto finalmente il tempo per fare un po’ di scatti, ma la gente lì non ha tempo di fermarsi a parlare, quindi le foto scattate sono fatte tutte al volo a chi passava vicino all’autobus in cui viaggiavo o nella zona di St. Paul’s Cathedral.

Juha

Per fortuna sono riuscita anche a scambiare due chiacchiere veloci con diverse persone.

Juha, di origine finlandese, è cresciuto ad Hong Kong e vende proprietà in giro per il mondo. L’ho beccato fermo in mezzo alla strada perchè stava pensando ed ho colto l’occasione di fotografarlo.

Camminando verso il Tate Museum ho incontrato il cantautore Daniel Jones, londinese, che subito dopo è stato sistituito da un altro busker (ci si dà il cambio ogni ora in zone predefinite della città).

Mi sono fermata a pranzare al Tate Museum dove ho avuto il piacere di incontrare due arzille signore amanti dell’arte, Betty e Anne, che si sono offerte volentieri di farmi scattar loro qualche foto.

 

Nella via del ritorno ho incontrato Ben Wilson, che mi si è presentato come Chewingum man, un artista che dipinge le cicche in terra “perchè non dipingo il suolo pubblico, ma le cicche” (tiè, aggiungo io) 🙂


Alla sera finalmente il concerto di John Mayer, del quale ho solo foto e video fatti col telefono.

Sul concerto non dirò nulla, le parole non rendono davvero l’idea delle emozioni che quell’uomo riesce a trasmettere. Siamo usciti tutti con il sorriso stampato in faccia e una sensazione di benessere diffusa. Una meraviglia. Punto.

Il terzo giorno sono riuscita ad incontrare un fotografo di Instagram con quale siamo diventati amici online, per la comune passione per la fotografia e le persone. Si chiama Jerry, è timido, ha un cuore che sorride e porta avanti un bellissimo progetto che potete trovare qui: Takenword

Sul finire della giornata ho incontrato finalmente uno dei miei coinquilini di quando abitavo a Milano, Oskar, detto Ciccio. Anche lui è fotografo e trovate le sue foto qui.

Londra è colori, rumori, voci, clacson, sirene, smog, vento (mioddio quanto vento!), caos costante.
Parlando con diverse persone che ci abitano mi hanno dato una chiara immagine del viverci: ci arrivi perchè vuoi realizzare un sogno o avere maggiori opportunità, più soldi, ma alla fine non hai tempo per le relazioni, per le amicizie. Tutto costa troppo e finisci col lavorare mille ore  per poterti permettere di viverci.
Di sicuro è un luogo stimolante, ma datemi un prato e mi vedrete col sorriso:
🙂

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In vacanza a Fino del Monte

Il 19 Agosto dello scorso anno ebbi la fortuna di tenere un concerto in trio a Fino del Monte, all’interno della bella rassegna “Lontano da…” organizzata dal prode Paolo Mazzucchelli. In quell’occasione conobbi Greta, con la quale scoprimmo subito di condividere l’amore per gli animali e la natura.
Una cosa tira l’altra e siamo finite al 2016 con lei che mi chiede “a Giugno vado via per una settimana. Potresti venire su in baita a badare ai miei animali?”.
Giuoia e gaudio, tripudio di miccette!!!
Animali barra montagna barra fresco!? E CHE ME LO DOMANDI? 🙂

E così eccomi a passare una settimana da favola in questo ex granaio sulle alture di Fino del Monte, perso nel verde, sommerso in suoni e profumi tipici della montagna.
_MG_1293Innanzi tutto ho scoperto una cosa importante: mi piace spalare il letame. Sì, quello di cavallo per lo meno.
OK, ok, di un solo cavalllo. Certo.
Ma comunque mi ha rilassata assai.

Secondo: in montagna, nel silenzio e nella solitudine, mi piace persino lavare i piatti.
Va bene, forse “piacere” è una parola grossa. Diciamo che sono passata dallo “spacco tutto, odio questi piatti, damme na mannaia” a “come mi sento rilassata qui con le manine a bagno nelle bolle“. Una cosa così.
Ma torniamo a noi…

Pesolid

La foto è sfocata, ma le nostre espressioni mi piacciono assai 🙂

Inizio presentandovi il cavallo Pesolid (sì, sembra il nome di un medicinale, ma non è colpa di Greta, che l’ha preso già così!), 12 anni. Vive tranquillo e beato nel suo bel pezzo di terra. Scorazza quanto gli pare, bruca l’erba e alle 18 si cucca anche una razione premio di cereali (vedi foto). Gli piacciono i grattini dietro le orecchie e si stizzisce se lo fai aspettare.

Toby fugge i paparazziPoi c’è Toby, anche lui 12 anni, un cane morbidoso (morbidoso c’è sul vocabolario o dobbiamo scrivere alla Crusca?) con un passato tormentato. Adesso vive sereno e pacioso lì in montagna, salvato da morte certa, sempre grazie a Greta e ai suoi genitori.
Salta festoso appena ti vede. Ha paura delle macchine fotografiche e si nasconde nella cuccia appena ne vede una (la mia per lo meno).
Abbaia a moto, motorette, macchine, sconosciuti e a Macchia.

_MG_0931Di passaggio ogni pomeriggio c’è appunto Macchia, una miciotta di 5 anni, scatenata e rumorosa. Se non la coccoli fino allo sfinimento, ti sfinisce lei di “miao miao miao miao miao miao miaaaaooo“. (Giuro, ho le prove!) 🙂

Oltre a loro mi ha accompagnato anche il mio botolo Indie, molto amico di tutti, faceva gli scherzi a Pesolid per poi scappare._MG_0960

Giungiamo quindi alle persone, quelle che mi son trovata “sotto il naso” e quelle che ho trovato io girovagando per Clusone vecchia.
Premetto che in questa mia avventura di #ilaviaggia alla scoperta della gente, non ho ancora ricevuto un “no”. E questo mi fa ben sperare. Perchè? Perchè essere aperti al “prossimo” è un buon segno. Poi si sa, la gente di montagna può essere un po’ ruvida ma è generosa.
Il secondo giorno ho conosciuto Germano, il vice sindaco di Fino del Monte. Ha portato la sua nipotina Ines a vedere Pesolid, che a lei piace tanto. Non sapeva che avrebbe trovato me in casa, così abbiamo fatto due chiacchiere. A parte essere Vice Sindaco, fa il nonno in pensione e si diverte con i suoi nipotini.
Un sorriso timido ma gli occhi che brillano e l’amore con cui guarda Ines mi ha scaldato il cuore 🙂

Ogni tanto sono andata a Clusone a fare la spesa e a fare un giretto nel centro storico davvero carino. Lì ho incontrato diverse volte Enrico, lo storico formaggiao di Piazza Paradiso. Lavora lì da tutta la vita, perchè quella è l’attività di famiglia.
Forse un poco timido, ma senza troppo timore nel permettermi di fotografarlo all’opera e non.

Arriviamo dunque a Massimo, il tipico rocker ricoperto di tatuaggi. Lo trovo seduto davanti al suo Bar Posta, anche per lui l’attività di famiglia, con la piccola particolarità che ha ristrutturato e modernizzato completamente il locale inserendo pezzi di moto (come la spillatrice della birra), poster musicali e ammeniccoli motociclistici vari. Massimo è anche il batterista della band Jolly Power. Fuori dal locale ha un finto coccodrillo in vetroresina col quale ci si può fare una foto e lasciare un’offerta per il canile di Colzate (mi dice “l’idea è quella di aiutarsi tra animali” 🙂 ).

Le cose che ho visto, sentito e capito in questa settimana sono state tante.
Scriverne a distanza di giorni ha perso un po’ il suo calore, ma è stato meglio “viverle” in quel modo.
Il capriolo curioso.
Il canto dei grilli.
I corvi che tanto mi ricordano la mia amata Limone Piemonte.
Bagnare l’orto ascoltando il rumore delle gocce leggere.
Raccogliere lamponi e mangiarli direttamente sul posto.
Il profumo del bosco.
La bellezza dei fiori.
Sentire se stessi e ricominciare a respirare piano, come se stessi imparando a farlo per la prima volta.

 

 

Genova-Bergamo andata e ritorno

Più o meno è andata così: ho deciso di andare a Genova, per andare a trovare la family. Mi son anche detta che mi sarei portata la macchina fotografica per immortalare qualche personcina durante il viaggio.
Mi fermo ad un autogrill per usare il bagno, che sfortunatemente era uno di quelli dove nemmeno il demonio con una molletta sul naso entrerebbe volentieri… così risalgo in auto e riparto.
Secondo augogrill: faccio in tempo a parcheggiare che comincia a piovere e avendo appena superato un temporale di quelli “non si vede niente tra una goccia e l’altra – moriremo tutti!!!” decido di proseguire. Giusto un secondo prima di ripartire, nell’auto d’epoca di fianco a me compare un piedino che mi saluta dal finestrino bagnato, prendo la reflex al volo e click!
Terzo autogrill (che non è “Autogrill” bensì “MYself“) finalmente trovo dei bagni splendidi e profumati (volevo dire “petalosi” – vedi foto – ma non lo farò) e quando esco vedo un gruppo di ragazzi che scherza allegro davanti alle auto e mi dico “vai, conoscili, fotografali“.

Incredibilmente non sono italiani ma un gruppo di albanesi di Vienna che stanno andando a Marsiglia per gli Europei 2016. Parlano tutti inglese, mi spiegano le varie provenienze (dichiaro apertamente di essere ignorante in materia di geografia albanese) e Buran, il più vecchio, mi dice che lavora al teatro dell’opera di Vienna e mi lascia il biglietto da visita. Uno scherza dicendo di essere pianista, mi fa anche vedere la carta d’identità cercando di convincermi che quella parola tedesca significhi “pianista” e giù di risate. Abbiamo speso solo una decina di minuti insieme ma è stato divertente conoscerli. Nella foto li vedete con le mani a formare un’aquila a due teste, simbolo della bandiera albanese.

Dopo due giorni a Genova in cui ho anche rivisto delle care amiche oltre ai miei genitori e la mia bella nonna, faccio per tornare a Bergamo.
Mi fermo ad un Autogrill, faccio per mettermi lo zaino sulle spalle quando si apre e la reflex vola via facendo “ciao” con la manina.
Faccio in tempo a raccoglierla, ma non a controllare che funzioni, e mi affianca un omone che mi chiede se parlo lo spagnolo. Gli spiego che lo capisco e poco più. Mi chiede indicazioni per l’Outlet di Serravalle e gli spiego che deve cambiare senso di marcia.
Due parole e viene fuori che Istvàn è in realtà Ungherese e parla ispagnolo perchè ha un’amica spagnola. Non riesco a capire molto di più perchè siamo entrambi scarsissimi 🙂
Riesce a spiegarmi che è un soldato e dice che mi scriverà su Facebook. Non oso immaginare che dialoghi potranno venire fuori 🙂

Sapete poi di cosa mi sono resa conto? La chiacchierata con Istvàn mi dà l’opportunità di non avere il tempo per andare in agitazione per la reflex, che alla fine funziona e riesco a fare pure una foto al simpatico soldatone ungherese.
Ma quanto può essere bella la gente?

Vikings: “Non sono il tuo nemico”

Ho conosciuto Alex San Jamarcus e Giulio Miglio Taminelli ad agosto 2015 in una serata a cui nessuno di noi avrebbe dovuto partecipare.
In quell’occasione scoprii la loro passione per le rievocazioni storiche vichinghe, in cui Giulio impersona per l’appunto un vichingo e Alex un sarmate.
In quei giorni avevo giusto pensato che prima o poi avrei voluto girare il video della canzone “Non sono il tuo nemico” con due “nemici” storici (per sottolineare l’odio razziale) e questa cosa dei vichinghi mi piacque talmente tanto che chiesi loro di fare il video insieme.

Durante l’inverno aspettammo la neve, che non arrivò.
Durante la primavera aspettammo il momento giusto, che non arrivò.
Scoraggiata pensai che non “fosse cosa” ed ero quindi in procinto di lasciar perdere.
Pochi giorni dopo questo pensiero, durante il mio viaggio in Irlanda, l’universo fece di tutto per farmi “vedere” vichinghi ovunque, con il tour inaspettato del set della serie Vikings, con tante persone e cose viste in quei 5 giorni. Tutto mi parlava di vichinghi.
Al mio ritorno scoprii anche che la torre di Glendalogh (che vedete anche nel video) era stata costruita dai Cristiani proprio per difendere oggetti sacri dalle razzie vichinghe.
Tutto ciò mi fece tornare sui miei passi e dire “ok universo, ho capito, giriamolo sto video!”
E così nel giro di una settimana, con un bel gruppo di persone, siamo riusciti a realizzarlo.
Grazie di cuore al mio amico Stefano Chiodaroli che si è prestato come special guest!
Grazie a Emi Pasto che ha girato il video con me, Claudia Cazzoli e Fabio Bulgarello per l’assistenza, Francesca Garavelli e Paolina Sartirani per il supporto, Guido Maria Ratti per le riprese di Glendalough e Lu Preda e Pier Sorte per il mega cavallo Tomahawk 🙂

Le differenze fanno parte di TUTTI noi ed essere diversi dovrebbe essere un’ottima ragione per renderci UNITIed AMICI, anzichè cercare sempre nel DIVERSO un NEMICO.

SPERIAMO VI PIACCIA e se così fosse, CONDIVIDETELO PER FAVORE

Un weekend tra Verdello e Ghisalba

Nel fine settimana appena trascorso ho avuto modo di continuare il mio “viaggio”.
Non si tratta di un viaggio come quello fatto settimana scorsa in Irlanda, bensì del viaggio di “vita” e del mio personalissimo viaggio alla scoperta delle persone.

_MG_0263Sabato sono stata con la mia amica Gessica al parco di Verdello per un sopralluogo: stavo infatti controllando una location per un nuovo video che girerò presto —shhh top secret
Il parco è piccolo ma molto, molto bello. Ha grandi alberi secolari, una piccola grotta, giochi per bambini (sui quali noi due abbiamo fatto un giro, divertendoci come due pazze) e tanto spazio a cielo aperto su di un prato verde.

Mentre lasciavamo il parco ho visto un ragazzo seduto su di una panchina ed ho pensato di continuare ciò che avevo cominciato in Irlanda, cioè dedicarmi a fotografare persone fermate a caso per la strada. Non c’è stato il tempo di conoscerci bene perchè dovevo accompagnare Gessica alla stazione, ma sono comunque felice di aver conosciuto Stefano che era al parco con sua figlia e sua nipote.
(Stefano se ci sei batti un colpo. Qui saremmo curiosi di saperne di più su di te! )Stefano

Stefano
_MG_0284Ieri invece sono andata “in gita” sul fiume Serio (la parte vicina a Ghisalba).
Ho parcheggiato la macchina in un piccolo spiazzo sterrato e mi sono addentrata nel folto della vegetazione, seguendo uno dei sentierini tra l’erba. Il rumore delle auto è sparito per dare spazio al canticchiare degli uccellini ed il sempre più presente rumore del fiume. Il sole era forte, _MG_0290l’estate sembrava arrivata. Ho camminato per un po’ fino ad incontrare una bicicletta appoggiata ad un albero ed ho immaginato che di lì a poco avrei incontrato un punto in cui poter scendere sul fiume. Così è stato.
Saltellando tra un sasso e l’altro sono scesa e mi sono seduta vicino ad un gruppo di ragazzi che stavano tirando sassi sull’acqua, per farli rimbalzare.
Sono David, Sara, Andrea e Simone, tutti e quattro provenienti da Trescore e zone limitrofe,  che mi hanno ricordato moltissimo un gruppo di amici che avevo a Milano circa alla loro età (intorno ai 22 anni direi ad occhio).

In un attimo il ciclico rumore del fiume ed il suo profumo mi hanno fatto subito tornare a quando, da bambina, andavo a trovare la mia nonna paterna a Molare. Durante l’estate scarpinavamo fino al fiume in cui si erano formati dei piccoli laghetti e ti potevi lanciare e fare i tuffi._MG_0330

Insomma che mi metto a chiacchierare con questi quattro ragazzi, alcuni studenti, altri lavoratori (due di loro suonano nella banda di Trescore) e scatto loro qualche foto.
I sorrisi, gli scherzi, la paura per i ragni che continuavano ad uscire da sotto ogni sasso, la spensieratezza che a volte dimentichi di avere sempre dentro di te.
Grazie del bel momento.
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IRLANDA, ritorno a casa

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Il maglione invernale…

Ho passato alcuni giorni prima della partenza per l’Irlanda aprendo l’armadio e scegliendo di NON mettere un maglione (un po’ tanto invernale) perchè sapevo che “la gente” avrebbe trovato da ridire.
O da ridere.
Ma non me ne ero resa conto.
Come non mi ero resa conto, fin che non sono partita per questo viaggio, di quanto la gente in Italia giudichi sempre così tanto tutto e di quanto questo ci inibisca.
Ad esempio non mi sarei mai sognata di mettermi a fotografare la gente fermandola a caso in mezzo alla strada, perchè so che qui (per lo meno al nord) la reazione sarebbe negativa (non scendo in particolari ma lo sarebbe a diversi livelli).
Invece in Irlanda ci ho messo 2 secondi ad essere me stessa e a fare, quindi, quello che volevo.
Se c’è una cosa che questo viaggio mi ha insegnato è che il giudizio degli altri deve smettere di limitarmi.
Così la prima cosa che ho fatto il mattino dopo il mio rientro, è stata mettermi quel maglione.

La gente mi guardava, mentre facevo la spesa all’Esselunga.
Mi ha guardata con espressione di biasimo, in alcuni casi, o con un’alzata di sopracciglia, in altri.
Ed io per la prima volta me ne sono fregata, perchè il problema è di chi giudica, non mio.

Per lo stesso identico motivo ho deciso di fare questo blog in cui mano a mano raccoglierò i viaggi e le storie che incontrerò nel mio cammino, sia esso fisico, sia solo “di vita”.
Fermerò la gente per strada per conoscerla e per fare qualche scatto. Voglio raccogliere storie, ovunque io vada.

Spero verrete a leggere le storie
a capire le persone
ad aprire la mente ed il cuore
e a sorridere insieme,
perchè la gente è bella ed interessante,
da qualunque parte la guardi.
(Anche quando “non ce la fanno”) 🙂

Dell’Irlanda mi rimangono un paio di grandi insegnamenti, tre  piccole pietre raccolte a Glendalough e queste cosine qui.
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Di seguito un po’ delle foto del viaggio, con le persone bellissime che ho incontrato.
(Clicca sulle foto per ingrandire la gallery)