Vikings: “Non sono il tuo nemico”

Ho conosciuto Alex San Jamarcus e Giulio Miglio Taminelli ad agosto 2015 in una serata a cui nessuno di noi avrebbe dovuto partecipare.
In quell’occasione scoprii la loro passione per le rievocazioni storiche vichinghe, in cui Giulio impersona per l’appunto un vichingo e Alex un sarmate.
In quei giorni avevo giusto pensato che prima o poi avrei voluto girare il video della canzone “Non sono il tuo nemico” con due “nemici” storici (per sottolineare l’odio razziale) e questa cosa dei vichinghi mi piacque talmente tanto che chiesi loro di fare il video insieme.

Durante l’inverno aspettammo la neve, che non arrivò.
Durante la primavera aspettammo il momento giusto, che non arrivò.
Scoraggiata pensai che non “fosse cosa” ed ero quindi in procinto di lasciar perdere.
Pochi giorni dopo questo pensiero, durante il mio viaggio in Irlanda, l’universo fece di tutto per farmi “vedere” vichinghi ovunque, con il tour inaspettato del set della serie Vikings, con tante persone e cose viste in quei 5 giorni. Tutto mi parlava di vichinghi.
Al mio ritorno scoprii anche che la torre di Glendalogh (che vedete anche nel video) era stata costruita dai Cristiani proprio per difendere oggetti sacri dalle razzie vichinghe.
Tutto ciò mi fece tornare sui miei passi e dire “ok universo, ho capito, giriamolo sto video!”
E così nel giro di una settimana, con un bel gruppo di persone, siamo riusciti a realizzarlo.
Grazie di cuore al mio amico Stefano Chiodaroli che si è prestato come special guest!
Grazie a Emi Pasto che ha girato il video con me, Claudia Cazzoli e Fabio Bulgarello per l’assistenza, Francesca Garavelli e Paolina Sartirani per il supporto, Guido Maria Ratti per le riprese di Glendalough e Lu Preda e Pier Sorte per il mega cavallo Tomahawk 🙂

Le differenze fanno parte di TUTTI noi ed essere diversi dovrebbe essere un’ottima ragione per renderci UNITIed AMICI, anzichè cercare sempre nel DIVERSO un NEMICO.

SPERIAMO VI PIACCIA e se così fosse, CONDIVIDETELO PER FAVORE

Cavallino…

Un piccolo video del cavallo che avevo come “vicino di casa” ad Ashford 🙂

IRLANDA, ritorno a casa

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Il maglione invernale…

Ho passato alcuni giorni prima della partenza per l’Irlanda aprendo l’armadio e scegliendo di NON mettere un maglione (un po’ tanto invernale) perchè sapevo che “la gente” avrebbe trovato da ridire.
O da ridere.
Ma non me ne ero resa conto.
Come non mi ero resa conto, fin che non sono partita per questo viaggio, di quanto la gente in Italia giudichi sempre così tanto tutto e di quanto questo ci inibisca.
Ad esempio non mi sarei mai sognata di mettermi a fotografare la gente fermandola a caso in mezzo alla strada, perchè so che qui (per lo meno al nord) la reazione sarebbe negativa (non scendo in particolari ma lo sarebbe a diversi livelli).
Invece in Irlanda ci ho messo 2 secondi ad essere me stessa e a fare, quindi, quello che volevo.
Se c’è una cosa che questo viaggio mi ha insegnato è che il giudizio degli altri deve smettere di limitarmi.
Così la prima cosa che ho fatto il mattino dopo il mio rientro, è stata mettermi quel maglione.

La gente mi guardava, mentre facevo la spesa all’Esselunga.
Mi ha guardata con espressione di biasimo, in alcuni casi, o con un’alzata di sopracciglia, in altri.
Ed io per la prima volta me ne sono fregata, perchè il problema è di chi giudica, non mio.

Per lo stesso identico motivo ho deciso di fare questo blog in cui mano a mano raccoglierò i viaggi e le storie che incontrerò nel mio cammino, sia esso fisico, sia solo “di vita”.
Fermerò la gente per strada per conoscerla e per fare qualche scatto. Voglio raccogliere storie, ovunque io vada.

Spero verrete a leggere le storie
a capire le persone
ad aprire la mente ed il cuore
e a sorridere insieme,
perchè la gente è bella ed interessante,
da qualunque parte la guardi.
(Anche quando “non ce la fanno”) 🙂

Dell’Irlanda mi rimangono un paio di grandi insegnamenti, tre  piccole pietre raccolte a Glendalough e queste cosine qui.
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Di seguito un po’ delle foto del viaggio, con le persone bellissime che ho incontrato.
(Clicca sulle foto per ingrandire la gallery)

IRLANDA, DAY FIVE

IMG_20160516_180001Sono in aeroporto a Dublino in attesa di partire per l’Italia.
Considerazioni:
– L’irlanda è proprio bella
– Gli irlandesi pure
– Se vuoi imparare a “vivere il presente” prendi un aereo, scendi in un paese in cui guidano a sinistra, affitta un’auto ed il gioco è fatto…
– Abitassi in Irlanda morirei di stenti (salvo mangiare L’erba dei prati 😂)
– Agli irlandesi non frega niente di come ti vesti o di cosa fai. Già solo per questo mi ci trasferirei.
– Gli irlandesi sono degli entusiasti.
– Se vuoi capire quanto ti senti giudicato ogni giorno e per qualunque cosa, fatti un giro in Irlanda. E fidati, pensi di sentirti giudicato solo la metà di quanto credi…
– Ad Ashford hanno la Mutti a 1,60 euro ma solo in un posto fighissimo (Avoca).
– il sole d’Irlanda non mi fa venire mal di testa.
– sulle stradine puoi fare gli 80 all’ora e sull’autostrada i 100 😰😱
– Gli irlandesi se la “menano” MOLTO meno degli italiani.
– Il verde è più verde.
– Qui ci ammala e si guarisce più velocemente (giuro)
– Ho fatto più chilometri nell’aeroporto di Dublino che in tutta la vacanza 😱😰
– All’aeroporto di Dublino mi hanno requisito lo zaino per controllare qualcosa che BOH. In Italia, con la stessa roba, nisba.
– Qui la gente ce la fanno.

Evviva.

IRLANDA, DAY FOUR

Questa mattina il sole spacca le pietre più di ieri. Il vento è diminuito e la voce, scomparsa ieri sera a causa del freddo, sta tornando.

Decido quindi di tornare a Glendalough, perchè l’altro giorno non ho visto il monastero e soprattutto non sono riuscita ad avere un vero momento di solitudine.
Arrivata al parcheggio del Lower Lake capisco di essere fottuta. Ci sono ottomilacinquecento persone: c’è il sole, è domenica. Ila che ideona!!! Un po’ come andare all’Orio Center la vigilia di Natale._MG_0076
Comunque ormai sono lì e non mi do per vinta.
Prendo il mio zaino (più grosso e pesante dei giorni precedenti) e vado in gita.
Mi fermo a pranzare sulla riva di un piccolo fiumiciattolo, penso di essermi ritagliata un angolo di paradiso, erba cortissima, pace, colori, la torre del monastero svetta lì vicina. Invece appena finito il pranzo arriva una famiglia rumorosissima.
“Ok, vado alla città monastica e poi torno all’Upper lake”, mi dico.
Sì…
Tempo di fare 200 mt (e 40 foto agli alberi e le loro peculiarità) e sento una cornamusa. Mi fermo ad ascoltare e fotografare il ragazzo che suona. Un cartello dice che indossa il vestito del suo bisnonno durante una qualche battaglia in quella zona. Tempo 30 secondi e, nemmeno a dirlo, ci mettiamo a parlare.
_MG_0131La cornamusa è uno strumento che ha un suono che non avrei mai pensato essere in realtà molto rilassante. Alan si è scottato il ginocchio suonando, a causa del sole davvero cocente. Finito il concerto mi ha portata ad un pozzo sacro, dove abbiamo fatto il rito del luogo: 3 giri intorno al pozzo, poi ci si bagna con l’acqua e si lascia qualcosa appeso ad un albero lì davanti.
Aveva gli occhi tristi e gli ho chiesto come mai. Mi ha raccontato tante cose e abbiamo parlato di Dio, religione, sensi di colpa ed i danni che la Chiesa cattolica ha fatto in Irlanda. Mi ha raccontato che alcune persone usano ancora punire se stesse vestendo pesanti catene sotto i vestiti o cose simili. Dice che secondo lui la religione dovrebbe servire per sentirsi bene, non male.
Gli ho detto che sentirsi in colpa è una cosa inutile e dannosa, che tutti facciamo sbagli e che va bene così, perché per migliorare bisogna sbagliare, anche nella vita.
“è come quando inizi a suonare: non puoi farlo bene se non inizi da zero facendo errori” ho detto.
Sembrava sollevato.
Grazie Irlanda.
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Dopo le ore passate con Alan ho tentato di dirigermi con l’auto all’Upper Lake ma sono rimasta imbottigliata nel traffico. Ho conosciuto un signore del banco dei souvenire, dove ho comprato un paio di cosette, e gli ho scattato una foto.
Ho chiesto la spiegazione di un tipo di anello che vendeva (il Claddagh Ring) e lui per farmi capire mi ha chiesto di sposarlo.
Mi ha ringraziato per non avergli detto di no 🙂
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IRLANDA, DAY THREE

Oggi sono stata a Wicklow, sul mare.
Cathal mi aveva suggerito di andare a vedere il Black Castle e così ho fatto.
La piantina diceva che ero arrivata, ma io di Castle non ne vedevo. Poi ho capito: erano solo delle rovine, tre pietre a strapiombo sul mare.
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Ho capito perché agli stranieri piace tanto l’Italia (abbiamo davvero un patrimonio culturale infinito mentre all’estero c’è pochino) ed ho ricordato un post di un amico, in cui sottolineava quanto noi italiani  siamo coglionazzi a lasciar andar tutto in malora ed il fatto che ci accorgiamo di quanto abbiamo solo andando all’estero. That’s true.

Arrivata al porto di Wicklow, un murales mi si è parato davanti: Vichinghi.
Ora, nemmeno chi non capisce la sincronicità potrà dire che questa è una coincidenza.
Vikings everywhere everyday😂
Cathal mi aveva detto anche di andare a vedere la foca che chiede il pesce al pescivendolo e _MG_9964sono rimasta sopresa quando, camminando sul molo, ho visto la gente seduta sul bordo insieme ai gabbiani, attendere che la foca saltasse fuori per prendere i pesci.
La nuova consapevolezza che gli irlandesi non giudicano come invece fanno gli italiani e non si scompongono (anzi) se gli chiedi di far loro una foto, ha fatto sì che chiedessi ad una mamma con bimba in braccio di farsi fotografare.
Di lì a poco ho fatto lo stesso con un uomo seduto in terra al bordo del fiume, che stava consumando il suo pranzo contemplando il panorama. Aveva dei pantaloni giallo pastello ed una giacca elegante. Mi ha incuriosita vederlo vestito bene ma seduto in terra. Così mi sono _MG_9981avvicinata ed abbiamo iniziato a chiacchierare. Ronan, originario di Dublino, fa l’architetto a Wicklow. Ha un’amica italiana che si è fatta una famiglia a Dublino ed ha voluto sapere di me e del documentario che sto girando. Abbiamo parlato a lungo della comprensione del prossimo e, basandoci sul primo episodio di NEI TUOI PANNI, di chi va in guerra e torna cambiato. Anche lui ha un amico che è stato in guerra suo malgrado e ne è uscito trasformato.
Le persone sono bellissime, ose le ascolti hanno sempre storie interessanti da raccontare 🙂
Faceva un freddo polare a causa del vento, nonostante il sole cocente, così poco dopo mi sono addentrata nel paese per scoprire vari negozietti, non prima di notare l’ennesimo riferimento ai Vichinghi… un murales questa volta!
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Riflessioni di fine giornata:
Mi manca il caffè, che stamattina “ti do un caffè buonissimo” ed era la miscela solubile per l’americano.
Dai no, sciura mia, americano non ce la fanno. 😂
Sto provando a fare il riso col metodo irlandese del sacchettino bucherellato, ma ho dimenticato di controllare quanto dovesse cuocere, quindi non saprò mai quando sarà pronto 😂😂😂
A parte questo, verde verde verde.
E corvi. 😍
E Ciao Carl.

IRLANDA, DAY TWO AGAIN – GLENDALOUGH

Come se la mattinata di oggi non fosse stata abbastanza ricca di emozioni, oggi pomeriggio _MG_0020sono finalmente andata a Glendalough, che è poi il luogo per il quale sono volata fin qui.
La strada da Ashford a Glendalough è pazzesca, contornata da paesaggi mozzafiato. Verde, tanto verde, animali al pascolo e fiori gialli che risaltano fortissimi.
Una impervia salita e sei in un altro mondo.
Decido di andare direttamente all’Upper Lake anzichè visitare la città monastica, come mi consigliava ieri sera Cathal.

Il nome Glendalough deriva dal gaelico Gleann Dá Locha (la pronuncia infatti è Glendalok) che significa “valle dei due laghi”. Infatti in questa bellissima valle ci sono due laghi appunto il Lower Lake e l’Upper lake.
Parcheggio e mi dirigo all’ufficio informazioni in mezzo al parco. Il simpatico omino delle _MG_9824informazioni mi spiega che quel monolite che gli sto indicando col dito non è una tomba e in realtà non sanno a cosa servisse.
Scatta subito il mio “Indiana Jones mode” e mi dirigo immediatamente verso questo monolite. Lo scruto, lo tocco, lo fotografo e decido di dirigermi nella direzione in cui punta.

Arrivo quindi sulla riva dell’Upper Lake e scatto un paio di foto al paesaggio. Poi un cagnone salta nell’acqua di fianco a me e fotografo lui. Guardo i suoi padroni, una coppia giovane con qualcosa che mi attrae e, carica dell’energia della mattinata trascorsa, consapevole del modo “amichevole” che hanno gli irlandesi, prendo coraggio e chiedo loro se posso fotografarli.
Allargano un sorriso grande e mi dicono di sì. Dopo appena un paio di scatti iniziamo a parlare e scopro che lei, la bellissima Triona, ha fatto la comparsa in Vikings (ancora?!!! incredibile) e che lui, Jason, lavora il legno e costruisce cose pazzesche con esso.
Due ore dopo siamo ancora lì, col culo umido, a parlare di tutto, seduti sulla riva del lago. Il cane ringhia a tutti i passanti che si avvicinano, mi salta addosso giocoso e i miei due nuovi amici si stupiscono molto: di solito non dà confidenza a nessuno, appunto.
Le cose dette elettrizzano tutti e tre, sincronicità, energie e via discorrendo. Siamo felici. Ci scambiamo i contatti e ci promettiamo di rivederci presto in Italia o in Irlanda.
Ancora uno scatto insieme e poi via.

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Siamo tutti collegati ed è così bello poterlo sentire 🙂

IRLANDA, still day two – Ashford Studios

IMG_20160513_114136Ebbene sì, I DID IT!!!
Ma andiamo per ordine.
Ieri sera Cathal e Brida (i miei ospiti) mi hanno raccontato che a 5 minuti da casa ci sono gli Ashford Studios, dove girano la serie VIKINGS! Essendo una drogata di serie non mi sono certo tirata indietro e, questa mattina, mi son detta “prova ad entrare, al massimo ti dicono di no”.

Io e la mia bella Micra rossa presa in affitto, abbiamo varcato il cancello principale salutando amichevolmente il custode, che altrettanto amichevolmente mi ha fatto un cenno.
“E questa è andata”.
Arrivata davanti agli Studios non sapevo dove mettere l’auto perchè i parcheggi erano tutti “nominali”. Così mi sono parcheggiata spudoratamente a caso in uno di quelli vuoti e ciao Carl 🙂
Mi avvicino all’ingresso e vedo due tizi che parlano. Subito mi saluto gentili (come solo un irlandese sa essere) e spiego loro cosa faccio lì, che sono a conoscenza del fatto che al momento non stanno facendo riprese e che quindi mi chiedevo se fosse possibile fare in giro, vedere qualcosa.
Questo sant’uomo (scozzese) di nome David, decide dinque di farmi fare un tour.
Si è prestato a farmi visitare gli studios per intero. Ho conosciuto ogni (sottolineo ogni) membro della crew (si sono presentati uno ad uno), in ogni dipartimento, tutti impegnati ma pronti ad un sorriso ed una stretta di mano.
David mi ha detto “tu annuisci” e mi ha presentata come una famosa regista venuta in visita dall’Italia 😂mitico!

Amanti di Vikings potrei spoilerarvi la nuova (quinta) stagione ma non lo farò. Vi dirò soltanto che ho messo piede nelle case del villaggio di Kattegat, mi sono seduta sul trono di Ragnar, ho calcato il molo e mi sono anche fatta venire un mezzo infarto entrando nel reparto in cui creano i morti e i pezzi di corpi, in cui c’era un finto uomo squartato 😂

Mi porto a casa la simpatia e la gentilezza di tutti questi bei personaggi, l’emozione di vedere come si fa una serie tv e una tavola originale di David che mostra una scena della quinta stagione 💜 (e che non posso mostrarvi, altrimenti mi tagliani I DITI).

#vikings

Irlanda, day two

Qui in Irlanda sono le 6:00.
Sono nel mio letto in un cottage di Ashford, ospite via Air B&B a casa della famiglia Ogara.
Sono una gentile coppia sui 50 anni, con figli sparsi per il mondo ed il più piccolo (di 17) che dorme nella camera di fianco alla mia.
La casa è immersa nel verde.
Sento i corvi gracchiare lontano sugli alberi, poi silenzio.
Respiro.
La casa scricchiola.
Se uno fa la doccia al piano di sotto si sente tremare il pavimento.
E nel water esce l’acqua viola profumata 😱
Good morning! 😀

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